👤 Dati personali
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Serve per calcolare la quota TFR e la deducibilità fiscale.

💰 Contributi al fondo

Il contributo che versi personalmente ogni mese. Deducibile fino a €5.300/anno.

Il contributo aggiuntivo del datore se previsto dal CCNL (fondi negoziali). Se non lo hai, inserisci 0.

Il TFR (6,91% della RAL) viene versato al fondo invece di restare in azienda. Per i lavoratori assunti dal 2007, il silenzio-assenso equivale a destinarlo al fondo.

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Serve per calcolare l'aliquota di tassazione finale (riduzione 0,3%/anno oltre il 15°).

📈 Scenario di rendimento

⚠️ I rendimenti sono stime. I rendimenti passati non garantiscono quelli futuri. La tassazione del 20% sui rendimenti del fondo si applica annualmente.

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Fondo pensione complementare: guida per decidere

La pensione INPS per i lavoratori che andranno in pensione nei prossimi decenni sarà sensibilmente più bassa rispetto alle generazioni precedenti. La previdenza complementare è lo strumento principale per integrare la pensione pubblica e mantenere un tenore di vita adeguato, e può rendere più sostenibile anche l'opzione della pensione anticipata.

Come funziona il calcolo del fondo pensione

Il capitale accumulato in un fondo pensione cresce grazie a tre componenti:

Formula base: FV = PMT × [(1+r)^n - 1] / r dove PMT = versamento mensile, r = tasso mensile, n = numero di mesi.

Il vantaggio fiscale della deducibilità

I contributi versati al fondo pensione (tuoi + datore, escludendo il TFR) sono deducibili dal reddito imponibile IRPEF fino a €5.300 all'anno (limite elevato da €5.164,57 dalla Legge di Bilancio 2026). In pratica:

Questo risparmio fiscale immediato è uno dei principali vantaggi della previdenza complementare rispetto ad altri strumenti di risparmio.

Domande frequenti

Dipende dall'orizzonte temporale. Con molti anni alla pensione (> 20 anni), i comparti azionari o dinamici hanno storicamente reso di più sul lungo periodo, compensando la volatilità di breve termine. Avvicinandosi alla pensione, è sensato spostarsi su comparti più conservativi. Molti fondi offrono il "life-cycle": ribilanciano automaticamente verso asset più sicuri con l'avvicinarsi dell'età pensionabile.
Quasi sempre sì. Il contributo del datore (previsto dai fondi negoziali) è denaro aggiuntivo che ricevi solo se aderisci. Spesso è dell'1-2% della RAL. Rifiutare il contributo del datore è come rinunciare a un aumento di stipendio. Anche se decidessi di non versare nulla di tasca tua, il solo contributo datoriale più il TFR rendono l'adesione quasi sempre conveniente.
Il capitale accumulato nel fondo pensione ti appartiene: puoi trasferirlo a un altro fondo (portabilità), riscattarlo in parte o totalmente in determinate circostanze, o semplicemente lasciarlo lì anche senza versare nuovi contributi (posizione "quiescente"). Se cambi azienda e il nuovo datore ha un altro fondo negoziale, puoi trasferire tutto il montante nel nuovo fondo senza penali fiscali.
In molti casi sì, specialmente per i lavoratori dipendenti. I vantaggi principali sono: 1) Deducibilità fiscale dei contributi fino a €5.300/anno (risparmio IRPEF immediato); 2) Possibilità di ricevere anche il contributo del datore di lavoro se si aderisce al fondo negoziale; 3) Tassazione agevolata al momento della prestazione (15%, riducibile al 9% con 35 anni di iscrizione). Lo svantaggio principale è l'illiquidità: il capitale è bloccato fino alla pensione, salvo anticipazioni parziali per specifici motivi.
Puoi dedurre dall'imponibile IRPEF i contributi versati al fondo pensione fino a un massimo di €5.300 all'anno (limite elevato da €5.164,57 dalla Legge di Bilancio 2026). Questo limite include i tuoi contributi volontari, ma NON il TFR conferito (che non è deducibile). Il contributo del datore di lavoro, se previsto dal contratto, non rientra nel tetto e non è deducibile da te. La deducibilità riduce l'IRPEF dovuta: a un'aliquota marginale del 33%, dedurre €5.300 significa risparmiare circa €1.749 di tasse.
Al momento della prestazione (pensione), il montante accumulato è soggetto a una tassazione agevolata: aliquota del 15%, che si riduce dello 0,30% per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino a un minimo del 9% (raggiunto dopo 35 anni di iscrizione). Solo la parte che corrisponde a contributi già dedotti fiscalmente (non le plusvalenze che hanno già scontato una ritenuta del 20%) è soggetta a questa tassazione.
Se destini il TFR al fondo pensione, invece di lasciarlo accantonare in azienda (o al Fondo di Tesoreria INPS per aziende > 50 dipendenti), la quota mensile di TFR (6,91% della retribuzione) viene versata nel fondo e capitalizzata con i rendimenti del comparto scelto. Storicamente i fondi negoziali hanno reso mediamente più della rivalutazione ISTAT del TFR (1,5% + 75% FOI) sul lungo periodo, ma con volatilità maggiore per i comparti azionari.
Il riscatto totale è possibile solo in caso di perdita del lavoro prolungata (> 48 mesi) e in caso di invalidità permanente che riduce la capacità lavorativa a meno di un terzo. È possibile invece ottenere anticipazioni parziali: fino al 75% del montante per spese sanitarie gravi; fino al 75% dopo 8 anni per acquisto/ristrutturazione prima casa; fino al 30% dopo 8 anni per qualsiasi motivo (cosiddetta anticipazione generica).
I fondi negoziali (chiusi) sono istituiti dai contratti collettivi di categoria; di solito offrono il contributo del datore di lavoro e costi molto bassi (TER 0,1-0,3%). I fondi aperti sono istituiti da banche e assicurazioni, accessibili a tutti, con costi mediamente più alti (0,5-1,5%). I PIP (Piani Individuali Pensionistici) sono prodotti assicurativi individuali, spesso con costi più elevati (1-2,5%). Per i lavoratori dipendenti con fondo negoziale disponibile, questo è quasi sempre la scelta migliore grazie al contributo datoriale aggiuntivo.

Fonti ufficiali

Fonti consultate a luglio 2026.