I dati della tua famiglia

Quello che ti entra davvero in tasca in un anno, tredicesima inclusa. Se non lo sai a memoria, calcolalo con il convertitore lordo-netto.

%

Non tutto il reddito va sostituito: una parte serviva alle tue spese personali. Il 70% è l'ipotesi di partenza più usata; alzala se in famiglia sei l'unico a portare reddito.

anni

Fino a quando la famiglia non sarebbe autonoma: tipicamente fino all'indipendenza dei figli, o fino alla pensione del coniuge.

Mutuo residuo, prestiti, finanziamenti. Lascia 0 se il mutuo è già coperto da una polizza CPI intestata alla banca.

anni

Quanti anni mancano in media perché diventino autonomi. Con figli di 5 e 9 anni e indipendenza stimata a 25, la media è 18.

Solo la parte che il reddito mancante copriva: scuola, università, attività. Non esiste un valore ufficiale — la stima dipende dalle scelte della tua famiglia.

Risparmi, investimenti liquidabili, TFR maturato, capitali di polizze già attive.

Risultati del calcolo

Come funziona questo calcolo

Il metodo si chiama analisi dei bisogni ed è l'opposto delle regole del pollice tipo "assicurati per dieci volte il reddito". Invece di partire da un moltiplicatore, si parte da cosa succederebbe davvero alla tua famiglia e si mettono in fila tre buchi da coprire, per poi sottrarre quello che c'è già.

VoceCome si calcolaPerché
Reddito da sostituirereddito netto × quota × anniÈ la spesa corrente della famiglia che il tuo stipendio copriva
Debiti da estingueresomma dei debiti residuiIl mutuo va pagato comunque: senza capitale, la casa è a rischio
Spese per i figlinumero figli × spesa annua × anni a caricoStudi e mantenimento non finiscono con il reddito
Patrimonio disponibilerisparmi + TFR + polizze esistentiVa sottratto: è capitale che la famiglia ha già

Il calcolo somma le prime tre voci e sottrae la quarta. Non attualizza i flussi futuri: assume cioè che il capitale, una volta investito, renda quanto l'inflazione. È un'ipotesi volutamente prudente. Se il capitale rendesse più dell'inflazione servirebbe qualcosa in meno di quanto ottieni qui; se rendesse meno, servirebbe di più. Nessuno dei due scenari è prevedibile su quindici o vent'anni, e sovrastimare di poco è l'errore meno grave dei due.

Il risultato è zero? Significa che il patrimonio che avete già copre il fabbisogno stimato. È la situazione tipica di chi ha il mutuo estinto, figli grandi e risparmi consistenti: in quel caso una polizza vita non serve, o serve per obiettivi diversi dalla protezione del reddito, come pianificare un passaggio generazionale.

Temporanea caso morte o polizza mista?

Una volta stabilito quanto capitale serve, resta da scegliere quale prodotto. La distinzione principale è fra polizze di puro rischio e polizze che uniscono protezione e investimento.

La temporanea caso morte (TCM) paga il capitale ai beneficiari solo se il decesso avviene entro la durata del contratto. Se l'assicurato arriva vivo alla scadenza, i premi non tornano indietro. È esattamente come l'assicurazione dell'auto: paghi per essere coperto, e se non hai incidenti non ti aspetti un rimborso. Proprio per questo costa poco, ed è lo strumento che copre il fabbisogno calcolato qui sopra al prezzo più basso.

Le polizze miste e rivalutabili restituiscono invece un capitale anche a scadenza, perché una parte del premio viene investita. Il premio è molto più alto a parità di capitale assicurato, e sulla componente finanziaria pesano i costi del prodotto. Non sono cattivi prodotti in assoluto, ma rispondono a una domanda diversa: se l'obiettivo è proteggere la famiglia, conviene tenere separate le due cose e confrontare il rendimento netto della parte investita con quello di un piano di risparmio o di un conto deposito.

Quanto si recupera con le tasse

I premi delle polizze che coprono il rischio di morte o di invalidità permanente non inferiore al 5% danno diritto a una detrazione IRPEF del 19%, su un importo massimo di 530 euro l'anno. Il risparmio fiscale massimo è quindi di 100,70 euro l'anno: utile, ma non abbastanza da orientare la scelta del prodotto.

Tipo di coperturaSpesa massima detraibileRisparmio al 19%
Rischio morte o invalidità permanente ≥ 5%530 €100,70 €
Rischio di non autosufficienza1.291,14 € (al netto dei premi sopra)245,32 €
Rischio morte per persone con disabilità grave (art. 3 c. 3 L. 104/1992)750 €142,50 €

Tre condizioni da non dimenticare. Il limite è complessivo: se hai due polizze, i premi si sommano e il tetto resta quello. Dal 2020 la detrazione spetta solo con pagamento tracciabile — bonifico, carta, bollettino: il contante fa perdere il beneficio. E la detrazione è piena fino a 120.000 euro di reddito complessivo, poi si riduce progressivamente fino ad azzerarsi a 240.000 euro.

Se guadagni più di 75.000 euro: dal periodo d'imposta 2025 l'art. 16-ter del TUIR, introdotto dalla legge di bilancio 2025, pone un tetto complessivo a tutti gli oneri detraibili, calcolato in base al reddito e al numero di figli a carico. Dal computo restano però esclusi i premi delle assicurazioni per contratti stipulati entro il 31 dicembre 2024: le polizze firmate dal 2025 in poi rientrano invece nel tetto.

Il capitale non entra nell'eredità

È l'aspetto meno noto e più rilevante delle polizze vita, ed è scritto nel Codice Civile. L'art. 1920 stabilisce che «per effetto della designazione il terzo acquista un diritto proprio ai vantaggi dell'assicurazione»: il beneficiario riceve il capitale direttamente dalla compagnia, non attraverso l'asse ereditario. La conseguenza pratica è che quel denaro non concorre alla successione e non sconta l'imposta di successione.

L'art. 1923 aggiunge una seconda protezione: «le somme dovute dall'assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare». I creditori, in altre parole, non possono pignorare il capitale assicurato.

Va però conosciuto anche il limite, che sta nel secondo comma dello stesso articolo: restano salve, rispetto ai premi pagati, le norme sulla revocatoria degli atti compiuti in pregiudizio dei creditori e quelle su collazione, imputazione e riduzione delle donazioni. La protezione riguarda quindi il capitale, non i versamenti: chi pagasse premi elevati mentre è esposto verso i creditori, o a danno della quota di legittima degli eredi, si espone a contestazioni su quei premi.

Se hai già la polizza sul mutuo

Quando si accende un mutuo la banca propone quasi sempre una polizza abbinata, la CPI (credit protection insurance). Serve a estinguere il debito residuo in caso di decesso dell'intestatario, ed è utile — ma non copre affatto lo stesso bisogno di una polizza a tutela della famiglia, per due motivi.

Il primo: il beneficiario è la banca, non i tuoi familiari. Il debito si azzera, la casa resta, ma alla famiglia non arriva un euro per vivere. Il secondo: il capitale assicurato scende insieme al debito. A metà piano di ammortamento copre circa metà del capitale iniziale, e negli ultimi anni quasi nulla.

Se hai una CPI, nel calcolatore qui sopra azzera la voce "debiti da estinguere" e concentra il conto sulle altre due: il reddito da sostituire e le spese per i figli. Sono i bisogni che nessuna polizza sul mutuo copre. Se invece stai valutando ora l'acquisto della casa, il calcolatore delle spese di acquisto ti dice quanto costa l'operazione al netto del mutuo.

Domande frequenti

Non esiste un multiplo valido per tutti. Il metodo corretto è partire dai bisogni concreti: quanto reddito verrebbe a mancare e per quanti anni, quali debiti resterebbero da pagare, quanto costerà far studiare i figli. Da questa somma si sottrae quello che la famiglia ha già: risparmi, TFR, altre polizze. Le regole del pollice tipo "dieci volte il reddito" danno un ordine di grandezza, ma ignorano proprio le due variabili che cambiano tutto, cioè il debito residuo del mutuo e l'età dei figli. Una coppia senza figli con il mutuo quasi estinto ha bisogno di molto meno di una famiglia che ha appena comprato casa con due bambini piccoli, a parità di stipendio.

La temporanea caso morte (TCM) copre solo il rischio di decesso entro una durata stabilita: se l'assicurato sopravvive alla scadenza, il premio pagato non torna indietro. In cambio costa poco, perché paghi solo la copertura. Le polizze miste e rivalutabili uniscono invece la protezione a una componente di investimento e restituiscono un capitale anche a scadenza, ma il premio è molto più alto e la parte investita sconta i costi del prodotto assicurativo. Se l'obiettivo è proteggere la famiglia dal rischio di morte prematura, la TCM è lo strumento che fa quel lavoro al costo minore; se l'obiettivo è far crescere un capitale, conviene confrontare il rendimento netto della parte finanziaria con quello di un investimento diretto, tenendo conto dei costi di entrambi.

Sì, ma solo per la parte che copre il rischio di morte o di invalidità permanente non inferiore al 5%, e su un importo massimo di 530 euro l'anno. La detrazione è del 19%, quindi il risparmio fiscale massimo è di 100,70 euro l'anno. Il limite è complessivo: se hai più polizze, i premi si sommano e il tetto resta 530 euro. Per le polizze che coprono il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana il limite sale a 1.291,14 euro, al netto dei premi già portati in detrazione per morte e invalidità; per quelle a tutela di persone con disabilità grave ai sensi dell'art. 3 comma 3 della legge 104/1992 il tetto è di 750 euro. Dal 2020 la detrazione spetta solo se il premio è pagato con mezzi tracciabili: bonifico, carta, bollettino postale. Attenzione infine a due limiti legati al reddito: la detrazione è piena fino a 120.000 euro di reddito complessivo, poi si riduce progressivamente fino ad azzerarsi a 240.000 euro, e per i redditi sopra 75.000 euro l'art. 16-ter del TUIR pone un tetto complessivo a tutti gli oneri detraibili, dal quale restano però esclusi i premi dei contratti stipulati entro il 31 dicembre 2024.

No. L'art. 1920 del Codice Civile stabilisce che per effetto della designazione il beneficiario acquista un diritto proprio ai vantaggi dell'assicurazione: il capitale gli arriva direttamente dalla compagnia, non passa dall'asse ereditario e non è soggetto a imposta di successione. L'art. 1923 aggiunge che le somme dovute dall'assicuratore non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare, quindi i creditori non possono aggredirle. Il secondo comma dello stesso articolo pone però un limite importante da conoscere: restano salve, rispetto ai premi pagati, le norme sulla revocatoria degli atti in pregiudizio dei creditori e quelle su collazione, imputazione e riduzione delle donazioni. In pratica il capitale è protetto, ma i premi versati possono essere contestati da creditori o eredi legittimari.

Sono due cose diverse e la seconda non sostituisce la prima. La polizza abbinata al mutuo, spesso chiamata CPI, ha come beneficiaria la banca e serve a estinguere il debito residuo: elimina la rata, ma non lascia un euro alla famiglia per vivere. Inoltre il capitale assicurato scende insieme al debito, quindi verso la fine del piano di ammortamento copre pochissimo. Nel calcolatore qui sopra il mutuo va quindi inserito tra i debiti solo se non hai già una CPI che lo copre: se ce l'hai, azzera quella voce e concentrati sul reddito da sostituire e sulle spese dei figli, che sono i due bisogni che nessuna polizza sul mutuo copre.