🏠 Dati del contratto di affitto

Es. affitto 800€/mese → 9.600€/anno

Le agevolazioni del canone concordato — cedolare al 10% invece del 21% e riduzione del 30% della base IRPEF (art. 8 L. 431/1998) — spettano solo nei comuni ad alta tensione abitativa individuati dall'art. 1 del D.L. 551/1988: capoluoghi di provincia, comuni confinanti con essi e comuni con oltre 10.000 abitanti indicati dal CIPE. Fuori da quei comuni il concordato si tassa come un contratto libero.

Reddito lordo annuo (stipendio + altri redditi, escluso il canone di affitto)

Lascia 0 se non hai detrazioni particolari da sottrarre all'IRPEF

Cos'è la cedolare secca e quando conviene

La cedolare secca è stata introdotta in Italia con il D.Lgs. 23/2011 come regime fiscale alternativo per i proprietari di immobili residenziali che li danno in affitto. L'idea di fondo è semplice: invece di tassare il canone come normale reddito IRPEF (con aliquote progressive fino al 43%), si applica un'imposta sostitutiva fissa — il 21% o il 10% — che copre tutto: IRPEF, addizionali regionali e comunali, imposta di bollo e registro annuale.

Il vantaggio è immediato: se il tuo reddito ti colloca negli scaglioni IRPEF superiori (33% o 43%), la cedolare secca al 21% significa pagare quasi la metà delle imposte ordinarie. Se invece hai un reddito basso e ricadi nel primo scaglione al 23%, il risparmio è minore ma comunque presente.

Cedolare al 21% e cedolare al 10%: quando si applica ciascuna

L'aliquota del 21% si applica ai contratti a canone libero (tipicamente 4+4 anni), ai contratti transitori e alle locazioni brevi (meno di 30 giorni). È la cedolare "standard".

L'aliquota ridotta del 10% si applica ai contratti a canone concordato (3+2 anni), ai contratti per studenti universitari fuori sede e ai contratti transitori in comuni ad alta tensione abitativa. Il canone concordato è negoziato tra proprietario e inquilino sulla base di tabelle fissate da accordi locali tra associazioni di categoria: è inferiore al prezzo di mercato, ma l'aliquota dimezzata può rendere il risultato netto molto competitivo.

Quando NON si può usare la cedolare secca

La cedolare secca non è disponibile in questi casi:

Esempio dettagliato: affitto 800€/mese, reddito 35.000€

Vediamo il confronto completo per il caso più comune:

Con cedolare secca al 21% (contratto libero):

Con IRPEF ordinaria:

Risparmio annuo scegliendo la cedolare secca: 994€ — più di una mensilità in più.

Con la cedolare al 10% (contratto concordato in un comune ad alta tensione abitativa) l'imposta scende a 960€ e il netto sale a 8.640€. Il confronto con l'IRPEF però va fatto per intero: sullo stesso contratto concordato la base imponibile IRPEF gode dell'ulteriore riduzione del 30% prevista dall'art. 8 della legge 431/1998 (9.600 × 95% × 70% = 6.384€), quindi l'IRPEF scende a 2.107€. Il risparmio reale della cedolare è di 1.147€ l'anno, non il doppio: la stessa agevolazione che abbassa l'aliquota della cedolare abbassa anche l'imponibile IRPEF.

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Scelto la cedolare secca — ora gestiscila al meglio

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